Timidi democratici

*articolo pubblicato su http://blog-micromega.blogautore.espresso.repubblica.it/?p=26104

Qualche settimana fa, ho ricevuto una telefonata da parte della segreteria di Luigi De Magistris, sindaco di Napoli.

Come ho avuto modo di testimoniare in un precedente diario di brodo, avevo protocollato una richiesta di concessione di piazza pubblica per l’allestimento di una mostra che si sarebbe dovuta svolgere il 30 settembre, in occasione della Giornata Internazionale della Blasfemia. Nonostante i solleciti non era arrivata alcuna risposta, oltrepassando la data stessa in cui si sarebbe dovuta svolgere l’iniziativa. La referente della segreteria del sindaco spiegava che si era trattato di un errore involontario. Pur chiarendo che non avrebbero potuto concedere il suolo con esenzione del canone di occupazione per motivi strettamente fiscali, mi rassicurava della volontà di collaborazione dell’amministrazione, di riconoscimento del patrocinio morale e mi consigliava di riformulare l’istanza, recandomi in via preliminare dall’assessore alla cultura Gaetano Daniele.

È più di una settimana che aspetto l’appuntamento.

Durante attese come queste, in cui sono lasciata a interrogarmi sui motivi delle mancate risposte e dei rinvii, mi capita di tornare sul valore delle cose a tutela delle quali sto – ancora una volta – aspettando. Riguardo la produzione degli artisti della Campagna Dioscotto e seguo le vicende attraverso cui è possibile osservare il rapporto tra istituzioni e religioni. Rapporto che, in alcuni casi, guadagna in razionalità. Ad esempio, pochi giorni fa, in Irlanda un referendum ha cancellato la legge in base alla quale qualsiasi insulto alla religione poteva essere sanzionato con una multa fino a 25 mila euro. Persino la chiesa cattolica irlandese aveva definito antiquata la legge contro la blasfemia.

Perché difendere la blasfemia? Cosa c’è di così importante? È volgare, è maleducata.

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Festa della Felicità

*articolo pubblicato su http://blog-micromega.blogautore.espresso.repubblica.it/?p=25926

I Pirati Pastafariani hanno sviluppato nel corso dei millenni un notevole senso critico, accompagnandolo con la certezza dei piaceri terreni e dell’utilità dell’ironia, quale pratica di superamento dei contrasti. Sono pertanto invitata alla Festa della Felicità (Angri, Castello Doria 7 ottobre 2018) perché la mia Chiesa fornisce suggerimenti pratici per essere felici in un mondo complicato.

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A riguardo della felicità, la prima cosa che ho da dire è che non sono d’accordo sul fatto che essa non esista. Dicono: Non si può essere felici, in quanto si muore. Altre definizioni chiariscono che la felicità esiste, tuttavia per brevi attimi.

Dunque, concludo io, dura pochi attimi, esiste però!

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Convivio Pastafariano

* articolo pubblicato su http://blog-micromega.blogautore.espresso.repubblica.it/?cat=28201

In data 18 settembre 2018 mi è stata annunciata la visita di Hogre [https://www.facebook.com/hogre.it/], artista subvertiser pennedetto per adesione alla Campagna nazionale Dioscotto.

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Omaggio di Hogre alla campagna nazionale Dioscotto per l’abolizione dei reati di blasfemia

Il Diario di brodo redatto dal mio Chiribirro contiene la trascrizione del colloquio che decido di rendere pubblico a lode e onore del libero pensiero.

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Lettera a «La Repubblica»

*pubblicato sul blog http://blog-micromega.blogautore.espresso.repubblica.it/?cat=28201

Gentile redazione de «La Repubblica»,
sono “tal” Pappessa Scialatiella Piccante I, guida spirituale della Chiesa Pastafariana Italiana, al secolo Emanuela Marmo.

profilo Emanuela Marmo

Scrivo in riferimento all’articolo di Pietro Del Re datato 17 agosto 2018.

Giacché la notizia riguarda la religione professata dalla mia Chiesa e considerando che sono espressamente citata dal vostro articolo, mi sento autorizzata a chiedere che la vostra testata pubblichi questa lettera.

Ho il dovere di esprimere un’opinione su quanto la frittella olandese subisce, rappresentando il mio sentito appoggio a Mienke de Wilde. Ho il dovere di dare riscontro ai frittelli italiani che mi domandano di intervenire perché sia fatta una informazione più obiettiva.

Parto da alcune evidenze pragmatiche.

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Un papa per nemico

*articolo scritto per L’Osservatore Pastafariano: vai al sito

Alla vigilia dell’ultima puntata della quarta stagione di Comedy Central News, l’ufficio legale di Viacom Italia (canale Sky dedicato all’intrattenimento e alla comicità), ha bloccato la messa in onda dell’intervista impossibile di Saverio Raimondo al papa: l’ufficio temeva una querela. Al comico è stata offerta la possibilità di aggiustare l’intervista operando dei tagli, ma Saverio Raimondo ha preferito rinunciare all’uscita dell’intervista, piuttosto che eliminare delle parti[1]. Curiosamente, Saverio Raimondo sarà tra gli artisti coinvolti in una manifestazione promossa dalla Cei che, oltre a programmare un importante spettacolo musicale, prevede anche l’incontro dei giovani con il papa: a volte anche i satiri diventano buoni![2]

Considerando che CCN non è una trasmissione satirica d’assalto, considerando che la prudenza richiesta, più che un atto di censura, attua una sorta di obbedienza preventiva, mi sono chiesta come mai ci si aspetta che l’arte riverisca simboli verso i quali dovrebbe essere autorizzata a sviluppare visioni soggettive. Radicalmente soggettive.

Desidero raccontarvi un paio di storie che, al pari di questa, hanno come oggetto di relazione un simbolo, ossia il papa.

intoccabile Read More

Satira blasfema

 

Ultimamente, nelle vesti di Pappa della Chiesa Pastafariana Italiana, sono invitata ad incontri, convegni e dibattiti su argomenti disparati. Fino a pochi anni fa, ero conosciuta come esperta di satira, studiosa e critica, oggi sono considerata una donna bizzarra, che vive satiricamente, nella sfera pubblica e in quella privata. La mia fede pastafariana è vera e non poteva che essere la mia fede, trattandosi di una religione che fa dell’ironia la strada per confrontarsi con la diversità e stanare tabù e stereotipi.

La satira lo ha fatto per lungo tempo nella mia formazione, ovvero di dimostrare che la paura di certe parole funge da riparo alle gerarchie che esse sottendono, pertanto lavorare sul linguaggio, forzandolo a una libertà semantica spregiudicata, è una forma di riparazione, oltre che di elaborazione.

Evidentemente le parole più scabrose – e rigide – sono quelle che riguardano il sesso, la razza, la religione.

Vivendo satiricamente oggi posso bestemmiare. Liberamente. È un privilegio per pochi. Dioscotto è la mia bestemmia e posso urlarla a più non posso senza temere alcuna rimostranza dai fedeli pastafariani.

Il peso che noi pirati diamo alle parole blasfeme mi induce tuttavia a riflettere sul carico assegnato da altri a parole similari, sicché esclamazioni nate come mero e piacevole sollazzo, accompagnamenti di caciara e convivi, fanno da volano a una riflessione ben più seria sul linguaggio: i criteri che ponderano “limiti” e “libertà” sono giustamente applicati o applicabili a tutti i campi umani? Lo sono, ad esempio, all’arte e in particolare all’arte satirica?

La parola satirica che offende per eccellenza è, di solito, quella blasfema.

Ma chi sono i blasfemi? Read More

Nel nome mio o nel nome di Dio

* articolo scritto per http://www.ilpasquino.net

 

Zineb El Rhazoui comincia la carriera giornalistica nel Paese in cui è nata, in Marocco, scrivendo per testate che saranno soppresse dal regime nel 2010. Viene arrestata tre volte per azioni di contestazione al governo. Ad esempio, per aver organizzato un picnic di protesta durante il Ramadan.

Lascia il Marocco. A Parigi è portavoce di «Ni Putes Ni Soumises», un’organizzazione che fornisce supporto alle donne islamiche vittime di repressione e violenza in famiglia.

Nel 2011, quando il mondo arabo è attraversato da una Primavera di rivolte, Charb, allora direttore di Charlie Hebdo, incarica Zineb El Rhazoui di raccontare le vicende marocchine e di fornire alla rivista una sua visione dei fatti.

Un paio di anni dopo, Zineb collabora con Charb alla stesura di un fumetto sulla vita di Maometto: lo sforzo culturale della giornalista e del magazine è di fare dell’islamismo una religione come un’altra, sulla quale sia possibile raccontare la verità, ma anche fare parodia e satira.Zineb Read More

Batman non cambia il costume

All’ombra del Colosseo è un Festival che dal 1990 celebra la comicità.

Credo sia di un certo significato che il programma si sia aperto alla satira e che un artista come Giorgio Montanini vi si sia esibito con un’anteprima.

Luoghi comuni, sesso, religione, potere: sono gli ossessivi condimenti del satura lanx della stand up; sempre loro, sempre gli stessi. Il monologo di Montanini comincia con l’ingrediente più primordiale e oggi più vile. La paura.

La paura ci serve. La nostra società, però, attua dinamiche non più funzionali alla sopravvivenza. Attraverso la paura ci riappropriamo della morte, della morte come problema.

Cosa accade quando la paura non scaturisce dalla lotta per i bisogni primari, bensì da un insieme di percezioni predisposte per noi? La paura inoculata ci controlla.

montanini-web

La satira di Giorgio Montanini ci rivela cose che non sappiamo? Ma no. Le sappiamo tutte. Ce lo dice lui stesso. Siamo noi che, entrando al bar, gliele raccontiamo. E dove ci porta, allora, la nostra lucida consapevolezza? A biasimare i 30€ giornalieri stanziati per gli immigrati. Neanche per loro, a dirla tutta. Tolte le spese di gestione e manutenzione dei centri di accoglienza, tolta la parte destinata agli stipendi degli operatori, ai migranti restano 2,50€. Tra welfare e settore della sicurezza, i costi complessivi dell’immigrazione sono inferiori al 2%, eppure “Dagli all’untore!” è ancora il grido della psicosi collettiva, malgrado la storia abbia dimostrato che non è di aiuto nelle operazioni di risanamento dal morbo, anzi ne diffonde il contagio: ma tanto questo chi lo legge e chi lo sa, se non è un comico a sbattercelo sul muso? Read More

E se ritorna?

Un paio di giorni fa ad Eboli, a pochi chilometri dal luogo in cui vivo, in occasione della settima edizione di Disorder, Stefano Antonucci e Daniele Fabbri hanno presentato l’ultimo volume di Qvando c’era Lvi: la storia – incredibile o credibile? – di un gruppo di fanatici che riportano in vita Mussolini. Non finisce qua. Antonucci e Fabbri stanno per uscire con una nuova pubblicazione: Il piccolo führer. È così che sono finita a ragionare di dittatura sfogliando fumetti, libri, riguardando film.

Il führer. In effetti su “Lui” il più cattivo dei cattivi la satira letteraria, teatrale e cinematografica sì è impegnata svariate volte. Nel 2015, ad esempio, David Wnendt si ispira al libro di Timur Vermes e con Lui è tornato fa risvegliare il folle tiranno in un cortile berlinese. Il grande dittatore è convinto di essere nel 1945, è invece nel 2000. E cosa succede? Lo scambiano per un comico che fa l‘imitazione… di Hitler, e gli danno un pubblico.

Si fa tanto per farli morire, i dittatori, ed eccoli tornati in vita. Perché? Perché non lasciarli morti?

È la “definitività” della loro morte il punto saliente.

Un anno fa, durante il Festival di Cannes, il romanzo grafico di Fabien Nury e Thierry Robin dedicato alla morte di Stalin fu affidato alle cure della satira: Armando Iannucci ebbe il compito di dirigere il film e finalmente The death of Stalin sarà al Toronto Film Festival il prossimo mese: https://www.youtube.com/watch?v=ukJ5dMYx2no Read More